La composizione fotografica

NATURA DELLA COMPOSIZIONE

Comporre significa dare forma combinando insieme; in fotografia dare forma a informazioni, idee, concetti, opinioni, documenti, organizzando l’insieme dei fattori che concorrono a creare una fotografia. I fotografi sono in assoluto disaccordo sull’uso della composizione ma su un punto sono concordi: una fotografia composta bene è più efficace di una fotografia composta male, per cui possiamo concludere che lo scopo della composizione è di intensificare l’effetto di una fotografia. Accade però che un’immagine composta bene per una persona risulti insoddisfacente per un’altra e viceversa…… I principi cui è possibile fare riferimento risultano spesso soggettivi e le regole universalmente riconosciute sono quelle derivate dalla tradizione pittorica classica. Bisogna infine dire che l’applicazione di queste regole compositive non basta per produrre qualcosa di valido, che esse ammettono comunque delle eccezioni, che vanno seguite con enorme elasticità volta per volta, che queste vengono generalmente riconosciute “dopo” e non possono essere abitualmente usate con consapevolezza al momento dello scatto. In breve, il più delle volte, bisogna fare finta che queste regole non esistano proprio. In realtà un’opera d’arte risulterà composta correttamente, ma solo “a posteriori” e spesso dopo che sarà trascorso il tempo necessario affinché essa stessa abbia contribuito alla costituzione di “regola compositiva”. Piace ciò che siamo abituati a vedere, cioè quello che ci conferma nei nostri schemi di percezione; quello che è nuovo e diverso possiede una potenzialità destabilizzante che, se la comunicazione è realmente espressiva, non può fare a meno di metterci in crisi e costringerci a riesaminare posizioni che credevamo consolidate. Voglio dire che la regola compositiva è REGRESSIVA anche se apre la via al successo immediato. L’innovazione è PROGRESSIVA anche se frequentemente rende ardua, nell’immediato, la comunicazione.

IL CONCETTO DI SINTASSI FOTOGRAFICA

Per comprendere la storia del confronto che si è svolto durante questo secolo e mezzo tra fotografia e arte è opportuno fare riferimento all’evoluzione della stampa. Storicamente la stampa non è stata praticata come una forma d’arte interamente fine a sé stessa, come le tecniche tradizionali di stampa sono praticate oggi, ma come mezzo di distribuzione dell’informazione visiva. L’osservazione delle stampe tendeva a generare una temporanea sospensione di credulità.

L’immagine stampata non doveva essere presa letteralmente. La funzione dello stampatore era la creazione di momenti pittorici esattamente ripetibili. Il sistema di linee e l’organizzazione che l’incisore ne dava, nella particolare tecnologia che impiegava, costituiva una sorta di sintassi. Questa non permetteva una descrizione del reale o dell’immaginario ad un livello identificabile con il vero. La fotografia ha rotto l’involucro entro il quale fino ad allora l’esperienza visiva credibile era sempre stata confinata.

In ogni caso il fotografo, come il pittore, lo scultore, ecc……, può ottenere soltanto quello che la tecnologia disponibile gli consente. La fotografia diventa quindi una battaglia combattuta tra l’immaginazione e la tecnica. Le fotografie non sono dei fini senza mezzi. Una combinazione di elementi tecnici stabilisce il grado di capacità visiva tecnologica e determina i limiti entro i quali i fotografi possono esprimere il proprio lavoro.

Evoluzione della sintassi fotografica.

  • 1837, il dagherrotipo di Louis Jacques Mandè Daguerre;
  • 1840, il calotipo di Fox Talbot – il problema dell’effetto;
  • 1843, la composizione calotipica di Hill e Adamson;
  • 1851, il collodio di Frederick Scott Archer;
  • 1851, ambrotipia, tintipia, stampa all’albume, carte a sviluppo;
  • 1855, la stampa composita di Rejlander e Robinson;
  • 1855, il procedimento al bicromato di Alphonse Poitevin;
  • gli anni della stampa al carbone, alle polveri, al platino;
  • 1886, Peter Henry Emerson – sintassi fisiologica, naturalismo;
  • 1890, La mostra della Photographic Society – pittoricismo;
  • 1890, George Davison – impressionismo e fuoco morbido;
  • 1893, procedimenti alla gomma, Robert Demachy, Edward Steichen;
  • inizi del Novecento, olio, bromolio, gomma, trasporto;
  • 1902, foto-secessione, Alfred Stieglitz, Gertrude Kasebier, Henrich Kuhn, Joseph Keiley;
  • 1908, la galleria “291”, fotografia e post-impressionismo;
  • 1923, Paul Strand – il motivo artistico in fotografia;
  • 1930, Edward Weston – il realismo fotografico;
  • gli interventi in ripresa, Man ray, Moholy-Nagy;
  • gli anni delle geometrie e dei colori / dell’ordine formale non imposto ma scoperto;
  • il conformismo fotografico, la sperimentazione.

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