Glamour

“Glamour” è un termine che suscita spesso confusione.

E’ un termine inglese assimilabile all’italiano “fascino”, in particolare con riferimento a eleganza, sensualità, seduzione.

Il glamour è fondamentalmente uno spazio visivo dove la magia e l’incantamento sono i temi essenziali che disegnano la scena, creando un fascino stregante. Fascino e fantasia legati al vedere, alla costruzione di un’estetica quasi interamente giocata sulla pelle del corpo.

Non necessariamente si deve scivolare nel nudo. E’ molto più affascinante il non nudo, e in questo caso spesso le trasparenze possono condurre il gioco attraverso linee e forme molto eleganti. Anche un rossetto e il suo colore possono veicolare una foto in un glamour seducente e malizioso riflettendo uno stile esclusivo e raffinato.

La moda è giustamente individuata come luogo privilegiato del glamour.

Nel glamour viaggiano tanti sapori, come incantesimo, malìa, fascino, seduzione.

E’ come un’attrazione eccitante misteriosamente inafferrabile e spesso illusoria che muove l’immaginazione e fa appello a un gusto per il non convenzionale, l’inaspettato, il pittoresco, l’esotico. Il glamour, dunque, è inteso come la traccia eccedente della patina che si stratifica sui soggetti o oggetti, è l’impronta amplificata di una superficie dove tutto spicca e riluce, è la cornice che brilla e viene inquadrata secondo angolature speciali attraverso cui si esprimono molteplici dimensioni della sensorialità.

Il glamour deve suscitare attenzione, ma guai quando attira l’attenzione. E’ un sottile confine che può donare al fotografo il passaporto per il kitsch.